Io e i paragoni

Perché scrivo di paragoni?

Sono sempre stata strana e molto molto sensibile, fin da bambina, non preoccuparti, sono sempre stata felice di essere un po’ diversa. Ora so di essere una Persona Altamente Sensibile (con elaborazione sensoriale sensibile) e ne sono orgogliosa. Ma questa è un’altra storia.

Tornando al paragone, ho sempre fatto tutto il possibile per evitare qualsiasi confronto, competizione o qualcosa di similare.

Semplicemente non mi importava… nessun interesse in nessuno sport con numeri, perdenti o vincitori. Non sentivo il bisogno di lanciare una palla in un canestro o di calciarla in un punto specifico. Non sentivo il bisogno di misurarmi in velocità, salto o altro. Non sentivo il bisogno di eccellere a scuola o di confrontare i voti.

Troppo dispiaciuta per i perdenti, troppo dispiaciuta per essere uno dei perdenti… strano… non è vero? Non volevo perdere e non volevo vincere.

Aneddoto:

A 10 anni, durante la “giornata sportiva” sono stata “costretta” a partecipare a una specie di gara, “Corri- mi hanno detto- corri con i tuoi compagni di scuola, per vedere chi è il più veloce”.

Ho iniziato a correre, cercando un posto dove nascondermi, forse non se ne sarebbero accorti.

Sì, c’è un cespuglio lì, posso rimanere nascosta per un po’, ho girato la testa per vedere se dietro di me ci fosse qualcuno che potesse vedermi e dire che stavo “barando” in qualche modo. Poi li ho visti, dei compagni di scuola con difficoltà a correre, per un sacco di motivi diversi non riuscivano a correre facilmente, facevano fatica, non erano contenti di correre neanche loro.

Mi sono fermata, li ho aspettati, ho preso le loro mani, io in mezzo. Per mano abbiamo finito la gara, insieme, felici, nessuno sconfitto, solo risate dal profondo del cuore!

Poi ricordo gli applausi e la medaglia del fair play, creata apposta per me all’ultimo secondo, ma perché? Non riuscivo a vedere il motivo, seguivo solo il mio cuore, in maniera diversa dagli altri, ma naturale per me.

Ora che mi conosco più a fondo, anche aiutata dai miei studi di Quantum Human Design TM, ha molto più senso. Ma questa è un’altra storia.

Volevo creare bellezza, con la mia creatività e immaginazione, molto spesso con “un flusso creativo interno non verbale”, eccomi come “Time Bender”(Manipolatore del Tempo – mia traduzione libera- Piegatore del Tempo quella letterale), citando la mia insegnante Karen Curry Parker©.

Ho scelto la danza. Ma aspetta, ho scelto la danza anche perché non c’erano numeri, vincitori o perdenti. Mi importava e mi importa della danza, molto. È un linguaggio universale, non servono parole. È soggettivo e oggettivo, disciplina e libertà. Sono movimento. Delicatezza. Bellezza creata con il mio corpo, cuore e mente. Ritmo e melodia. Energia. Anima.

E l’ho sempre sentito, la mia dedizione, il mio stile di confronto unico, con me stessa e con gli altri.

Ho il mio modo di affrontare i confronti nella vita e nella danza. Se non mi importa, non confronto. Paragonare significa che ti importa. Il mio motto? Ammirare e imparare, aiutare ed insegnare.

Lavoro come educatrice di danza, insegnante, mentore. Essere un modello di riferimento è la mia firma, perché quando insegno danza non parlo solo di passi ma do alle mie allieve strumenti utili per la loro vita.

A volte vedo queste bambine così competitive, che desiderano ardentemente essere le prime, le migliori, in prima fila come piazzamento in una coreografia, e a volte mi ricordano me stessa ma a volte sono davvero diverse.

Sto insegnando e fungendo da modello su come affrontare il confronto in modo sano? Eccomi qui a fare ricerche più approfondite per loro, rispettando la loro unicità, il loro talento, dando loro gli strumenti per affrontare la loro avventura che è la vita.

Amo prospettive e punti di vista diversi…

Prossimamente uscirà il mio libro sul confronto…

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